Nicolas Gauthier

100 Mel Brooks (New York 1926)

Il 28 giugno il regista Mel Brooks ha festeggiato i cent’anni. Se ci fosse un segreto per una tale longevità, sarebbe ovviamente la risata. Eppure, la vita di Melvin James Kaminsky, nato in una famiglia ebraica di origini tedesco-russe, non è sempre stata divertente. Arruolato nell’esercito americano nella II guerra mondiale, sbarca in Normandia prima di combattere nelle Ardenne. Lì sfiora la morte. Il rumore dei proiettili non è più quello della batteria, strumento che aveva imparato a suonare con Buddy Rich, leggendario batterista jazz; è quello vero

Dio? Ha troppi tavoli da servire

Da quell’esperienza, Mel Brooks conserva un umorismo tutto suo. È sopravvissuto, ma non ne fa un dramma: “Dio non può rispondere a tutti quelli che lo chiamano. Come un cameriere in un ristorante, ha troppi tavoli da servire”. Prima di Woody Allen, ecco una sintesi dell’umorismo ebraico newyorkese, che consiste nel prendersi in giro, prima di deridere gli altri. Se la derisione costante è spesso letale, l’autoironia, invece, è generalmente segno di buona salute mentale. Ne deriva il bagaglio che gli ha permesso di intraprendere la lunga carriera che si conosce: “La tragedia è quando ci si taglia un dito. La commedia è quando si cade in un tombino aperto e si muore”.

Disprezzato dagli snob

Non essendo destinato a diventare un batterista jazz, Mel Brooks si concentra sulla sua vera vocazione: far ridere. Dal 1963, con l’amico Ernest Pintoff, firma un cortometraggio, The Critic, che deride l’arte concettuale, La satira è crudele, fa stridere i denti, gli vale il disprezzo degli snob, ma, soprattutto, l’Oscar per il miglior cortometraggio di animazione. Subito dopo, con Buck Henry, scrive le serie tv Get Smart (1965 – 1970), parodia dei film di spionaggio allora in voga: perfettamente idiota, totalmente assurdo, ma successo immediato.

“Per favore, non toccate le vecchiette”

Dopo questa prova generale, nel 1968 arriva il colpo da maestro: Per favore, non toccate le vecchiette (1968). Un film del genere va conservato come un tesoro. Tanto più che oggi non si potrebbe più girarlo. La trama? Solo Mel Brooks poteva inventarla.

Due produttori ebrei di Broadway, piuttosto disonesti, tentano una truffa assicurativa, mettendo in scena il peggior musical mai visto. Springtime for Hitler, tratto dal libretto di un ex soldato del III Reich, non ancora del tutto ripresosi dalla sconfitta. C’è tutto ciò che serve perché l’impresa vada a rotoli. Soprattutto quando, per interpretare il defunto Cancelliere, si rischia di ingaggiare un uomo di colore travestito. Sfortuna vuole che lo spettacolo sia un trionfo e l’allegro trio finisca in prigione, dove però riesce a truffare i compagni di cella, proponendo loro di mettere in scena spettacoli ancora più assurdi. Questa sceneggiatura, un po’ diversa dalle altre, è stata premiata con un Oscar. Altri tempi, altri costumi.

“Frankenstein Junior”

Da allora, Per favore, non toccate le vecchiette è diventato un classico, ma all’epoca la sua proiezione era vietata nella Repubblica Federale di Germania [ancora solo quella dell’Ovest], senza dubbio per timore di seminare confusione, dato che tutta questa storia era probabilmente un po’ troppo scottante.

Nel 1974, un nuovo capolavoro: Frankenstein Junior, omaggio ai tempi d’oro degli studi Universal e ai loro mostri in bianco e nero, il conte Dracula e la creatura di Frankenstein. Il film è meno trasgressivo rispetto alle tendenze umanistiche dell’epoca, ma Mel Brooks si rifà col successivo Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Nel Far West, uno sceriffo di colore arriva in città per far regnare una parvenza di ordine tra i bifolchi bianchi. Il resto lo lasciamo alla vostra immaginazione. Il grande pubblico è presente, sia bianco che nero. Una certa critica, un po’ meno*. Non importa: l’American Film Institute promuove questa farsa a  “film più divertente di tutti i tempi”, senza esitare a retrocedere A qualcuno piace caldo di Billy Wilder (1959) e con una certa Marilyn Monroe, nata però il 1° giugno 1926, pochi giorni prima di Mel Brooks.
Una risata non lo seppellirà, anzi

Altri tempi, altri costumi, si diceva sopra. Il nostro artista l’ammette volentieri: “La cultura del politicamente corretto è la morte della commedia. Un film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco non verrebbe mai approvato nell’attuale clima politico”.
A proposito, ultima notizia: il nostro giovane centenario sta mettendo a punto un nuovo progetto, il seguito di uno dei suoi ultimi successi, Balle spaziali (1987). Non si sa se la risata sia propria dell’uomo, ma almeno sembra esserne la chiave per la sopravvivenza.

PS: Mel Brooks, nella Pazza storia del mondo (1981), firma uno dei primi rap della storia della musica.

Da Boulevard Voltaire e Barbadillo, luglio 2026

* Ezio Greggio ha prodotto, scritto, diretto Svitati (1999), dove Mel Brooks è il principale interprete, accanto allo stesso Greggio. Nel 1994 Mel Brooks aveva avuto un cameo anche ne Il silenzio dei prosciutti, sempre di Greggio [NdT].