Charles de Jacques

Comisso e i capolavori sconosciuti

Giovanni Comisso: IL BELLO CHIAMA IL BELLO. Scritti sull’arte e sugli artisti. La Nave di testo, 2026 | Giovanni Comisso: UN GATTO ATTRAVERSA LA STRADA. La Nave di Teseo, 2022 | Giovanni Comisso: ITALIA INGRATA: Scritti da Fiume. La Neve di Teseo, 2024

Fra le gratitudini da attribuire alle edizioni della Nave di Teseo c’è quella di aver pensato di riproporre  - ai distratti lettori di oggi che magari lo relegano fra le anticaglie di un’Italia letteraria minore – le opere di Giovanni Comisso e, a quanto pare, superando il nodo di quei titoli famosi che se non altro sono comuni su bancarelle e antiquariato anche spicciolo. Riproporre, per esempio, Un gatto attraversa la strada, il libro di racconti (Comisso “narratore di momenti”, come lo definiva Montale) col quale lo scrittore trevigiano vinse nel 1955 il Premio Strega significa indicare una strada che non trascura quella narratività pura la quale se anche traspare nella più frequentata produzione (all’incirca) memorialistica è comunque oggi come oggi poco nota ai suddetti lettori. Ma Comisso rimane uno scrittore ampiamente decentrato rispetto alle comuni classificazioni. Nella sua ampia produzione (ma si potrebbe dire anche “enorme”) che tale fu anche sui giornali e nelle prove saggistiche, come giustappunto nell’opera narrativa e memorialistica, c’ è di che sbizzarrirsi nel mettersi alla ricerca di capolavori sconosciuti.

L’antologico il Bello chiama il Bello, curato con scrupolo analitico da Nico Stringa, che di alcuni artisti recensiti da Comisso, che fossero o meno suoi amici, ha confezionato dei cataloghi generali, a cominciare da quello di Arturo Martini che dello scrittore fu più che amico (“era il Maestro, il fratello maggiore, il compagno più esperto che dissipava le grandi nebbie che ancora mi avvolgevano nella mia timida giovinezza”). Martini (che gli fece conoscere Nietzsche e Rimbaud) gli accordò i primi vagiti nell’editoria curandogli (e disegnandone la copertina) il volumetto Poesie che uscì a Treviso nel 1916. Comisso, affranto per la morte dell’amico, gli dedicò un epicedio ricordandone gli anni (i più importanti per lo scultore) di Vado Ligure (ottenne, grazie a un dirigente suo amico ed estimatore, la possibilità di cuocere grandi opere di ceramica all’ILVA) dove sposò Brigitta Passaro: “In Vado Ligure, tra un porto irto di navi e un groviglio di fabbriche, sta sepolto lo scultore Arturo Martini. Durante l’altra guerra egli, che voleva fare solo la sua guerra, era riuscito a farsi trasferire dal suo reggimento di artiglieria in una fabbrica di munizioni di questa città, dopo avere convinto il colonnello che avrebbe costruito certe nuove armi di sua invenzione. Le quali consistevano in bombe a mano di terracotta contenenti palline di vetro che avrebbero sventagliato di schegge vetrose il nemico. Non ne fece nulla, dovette invece fare l’operaio metallurgico, ma come consolazione. Nell’osteria dove andava alla sera, una ragazza ascoltava in incanto la sua parlata veemente rivolta agli scaricatori di porto. Parlava con loro della vita e dell’arte come era stato sempre sua abitudine. Infine trovò in questa ragazza l’amore. Era la figlia del padrone dell’osteria e armeria finita la guerra la sposò” ... elesse con la famiglia, Vado come sua nuova città. Vado gli aveva dato l’amore e gli diede anche la prima gloria” (“Il Gazzettino”, 24 settembre 1949).

Il porto di Vado non è ad ogni modo quello di Fiume, quando con Guido Keller - il suo compagno di baldorie dannunziane e avventure nel movimento Yoga - navigando fra le acque del Quarnaro (il tratto di mare che separa l’Istria dalle isole Lussino e Cherso) trova l’ispirazione per certe belle pagine de Il Porto dell’Amore (1924) prima opera in prosa (“Un libretto  carnale e febbrile. che avvampa e trascolora, è appena un libro ed è ancora una malattia”, scrisse Montale).  All’esperienza fiumana è consacrato Italia ingrata dove Alessandro Gnocchi ha raccolto gli scritti maturati in quel lasso di tempo includendovi testi mai in precedenza raccolti in volume, vere rarità come vari frammenti e brevi poemetti di cui si erano perse le tracce. Conclusa “l’impresa fiumana” anche Comisso abitò per qualche tempo in Liguria, trascinato dal “legionario” Mario Maria Martini (che in realtà gli era cordialmente antipatico) a Genova per fondare una rivista letteraria.