Nicola Caricola

Kezich

(barbadillo.it, 13 Giugno 2026)

Tullio Kezich (Trieste, 1928 – Roma, 2009) è critico e storico del cinema. Lavora per i settimanali “Settimana Incom” – un suo collega, in altro settore è Giorgio Pisanò – e “Panorama” e per i quotidiani “La Repubblica” e “Corriere della sera”. Ma Prima, trentenne, Kezich, diviene direttore artistico della “22 dicembre [1961]”, società a maggioranza Edison, che produce tra 1962 e 1964 film in bianco e nero, piccoli, grandi film: Una storia milanese di Eriprando Visconti; La rimpatriata di Damiano Damiani; I fidanzati di Ermanno Olmi; Il terrorista di Gianfranco De Bosio; I basilischi di Lina Wertmueller. In altri film (Il posto di Olmi; Salvatore Giuliano di Francesco Rosi…) è una comparsa o un figurante.

L’esordio come figurante avviene nella Trieste postbellica, quando il cìnema italiano ne sostiene l’italianità e Kezich, che è un socialista nazionale, non si tira indietro. Nel 2004 il Comune di Trieste, nella persona dell’assessore alla cultura, Massimo Greco, organizzerà una serata in onore del Kezich patriota col regista Furio Bordon e il critico del “Giornale”, Maurizio Cabona.

Ora nelle sale esce, dopo essere stato ben frollato (risale al 2021), il documentario Tullio Kezich. A proposito di me di Gioia Magrini. Presentato a Firenze da Alessandra Levantesi nei giorni scorsi, lo sarà nuovamente a Roma (15 giugno, Nuovo Sacher, ore 20,30), Trieste (Ariston, ore 18,30), Vicenza (Odeon, dal 17 al 19 giugno), Padova (Lux, 17 giugno, ore 20). Seguirà anche Bergamo.

Vedere il documentario è un’occasione per comprendere la storia del cinema italiano negli anni del suo splendore. Oggi i grandi festival sono raccontati dai coloristi per la mondanità – talora di pessimo gusto – e non dai critici, per i film. Ma quasi nessuno se ne accorge.

Fino ai primi del XXI secolo poteva capitare ancora di considerare il cinema come una voce importante del Pil (a Roma circa 20.000 persone vivono del suo indotto). Come lo è tuttora negli Stati Uniti, in India, in Francia, in Cina, in Turchia, in Egitto.

Se volete avere un’idea di che cosa è andato perduto col cinema italiano, l’estate ve ne dà modo: tornano infatti nelle sale film d’epoca. Non sempre i più meritevoli, ma alcuni sì.

Ascoltare Kezich, nelle interviste raccolte nel documentario della Magrini, offre una vetrina che ha il sapore buono delle cose di una volta, quelle che potevano essere e sono state.