Carlo Romano

Polpa di carta italiana: Max Dave

Matteo Mancini: IL DOPPIO MISTERO DI MAX DAVE. Profondo Rosso, 2025

Nel “trentennio glorioso” del dopoguerra uscivano nelle edicole Italiane, con accorgimenti per farli apparire americani (pseudonimo dell’autore il cui nome vero era il più delle volte quello assegnato al traduttore) certe serie di volumetti che nelle versioni “gialle” (“Narratori Americani del Brivido”, “I Gialli dello Schedario FBI”, “Criminal Division”, “Gialli Proibiti”.”Gialli Psicanalitici”, “ I Gialli del Diavolo” e diverse altre che chiudevano i battenti dopo poche uscite) si valevano di belle copertine che ricalcavano  quelle dei pocket “hard boiled” (che in Italia si ritrovavano nelle affidabili collane di Garzanti e Longanesi) compreso il pizzico d’erotismo cruento che allora preparava a qualche risonanza pruriginosa nei contenuti. Artefici di questa avventura furono alcune piccole case editrici fra le quali la maggiore si può affermare con una certa tranquillità (la maggior concorrente va probabilmente individuata nella GEI del regista Marco Vicario e familiari) fu quella del barone siciliano, conosciuto anche dalle parti di Cinecittà, Antonino Cantarella, la Editrice Romana Periodici.

Risale al 1958 (era stato ultimato nel gennaio di quell’anno) l’uscita nelle sale di Dracula il Vampiro.ilfilm diretto da Terence Fischer con Cristopher Lee e nel 1959 Cantarella faceva uscire la serie dei “Racconti di Dracula” (durò fino al 1981), che si aggiungeva alla copiosa produzione poliziesca.  Autore del primo tomo fu un ignoto Max Dave con Uccidono i Morti?. Se si andava a curiosare nel colophon ci si ritrovava fra un traduttore di nome Pino Belli (Conte di Giusa della Rota, 1921-1968) che con decine di pseudonimi aveva alimentato la produzione editoriale “gialla” del barone siciliano impreziosita dalle copertine del cartellonista cinematogafico e fumettista Mario Caria e altri (Sbraga, Ferrari, Pinzauti, Gasparri, Ventrini).

Il fatto è che Pino Belli – personaggio avventuroso e anarcoide già poliziotto poi viaggiatore, rubacuori e regista del film Il segreto della Sierra Dorada (1956) girato nel Mato Grosso  – a un certo punto affidò, continuando a figurare come “traduttore” al più giovane fratello Carlo (1927-2018, niente a che vedere ovviamente col Carlo Belli teorico dell’astrattismo e autore di KN) la creazione di nuove storie (una decina), da qui “il doppio mistero” del titolo del saggio di Mancini. E va detto che fra i romanzi di Carlo ci sono alcuni titoli dei migliori dell’intera collana.

Si tratta di un settore letterario (un’altra serie italiana dell’orrore era quella siglata KKK dalle edizioni GEI con una maggioranza di autrici fra le quali la genovese Laura Toscano)  affine ai “pulps” americani ma, al contrario di questi, poco studiato, per quanto un drappello di non accademici appassionati (il Mancini del nostro libro, Sergio Bissoli, Luigi Cozzi, Pietro Guariello e pochi altri) se ne stia occupando da qualche anno anche con pignoleria. Pesa su queste storie un certo “terrore gotico” stereotipato fatto di vecchi castelli, mad doctors, ombre e tuoni cui si aggiungono vari esotismi in specie caraibici che d’altra parte sono spesso convogliati in costruzioni abili e niente affatto trascurabili sul piano di una qualche ricercatezza narrativa. Oltre che su Max Dave, fra gli autori della collana di Cantarella, una particolare attenzione è riservata a Frank Graegorius, in realtà il medico e psichiatra Libero Samale (1914-1985), massone, bibliofilo, studioso di esoterismo, amico di Emilio Servadio e autore di decine di romanzi. Della squadra di Cantarella faceva parte anche il divulgatore scientifico, giornalista di “Paese Sera” e dell’”Unità”, poi a “Repubblica”, Franco Prattico (1929-2012) che usava lo pseudonimo di Morton Sidney.