Charles de Jacques

fin de siècle fascista

Sergio Luzzatto: IL PRIMO FASCISTA. Storia e leggenda di un precursore. Einaudi, 2026

Antoine Amédée Marie Vincent Manca de Vallombrosa marchese di Morès (1858-1896) fu senza ombra di dubbio un “personaggio”, un personaggio avventuroso, volendo un avventuriero e un avventuriero in diversi continenti. Il nobiluomo, finanziariamente al collasso, pensò bene di sposare una ricca americana, figlia di un banchiere, dopo di che si trasferì negli Stati Uniti, conobbe Theodore Roosevelt e a cavallo, indossando lo Stetson come un vero mandriano da copertina, impiantò un commercio di carne che dopo i promettenti inizi andò a concludersi anche questo malamente. Non gli restò che di dare la colpa ai locali commercianti ebrei.

Cominciò a spostarsi qui e là - India, Cina, Indocina – e da ultimo anche in Algeria, dove concepì un’alleanza coi musulmani per combattere inglesi ed ebrei. Il suo fu dunque un antisemitismo belligerante che, finita male l’esperienza populista del generale Boulanger, si predispose ad accogliere attivisti pronti allo scontro coi nemici della Francia. Spintosi all’interno della colonia per coinvolgere le popolazioni nel suo disegno, incappò nei Tuareg che fecero scempio di lui e della sua carovana. Ci volle niente perché Morès diventasse un idolo nell’Algeria fin de siècle.

Da lì a poco sarebbe esploso in Francia l’affaire Dreyfus.

Intorno all’origine francese dei fascismi si sono cimentati diversi storici, ma Luzzato più che una via documentaria sceglie quella del racconto di una vicenda individuale e lo fa con quella limpidezza che è facile riscontrare anche nelle sue opere precedenti, tuttavia la sensazione è che la parte storica generale e quella speculativa (questa di fatto limitata all’introduzione) siano state non poco sacrificate al libro d’avventura.

D’altra parte il marchese di Morés non fu, come si suol dire, un uomo di pensiero e badò più che altro alla mischia nel quadro di una violenza che avrebbe dovuto essere organizzata col supporto di impulsi razzisti diffusi o da diffondere in un popolo solidale e compatto come anni dopo avrebbero voluto che fosse i vari fascismi, unito in una comunità nazionale che doveva superare le discordie classiste. Intrigante il capitolo finale con una serie di aneddoti grotteschi relativi alla statua scolpita in onore del mancato capo popolo che lo scrittore “socialista nazionale” Maurice Barrés si era proposto di vendicare. Nel 1942  - epoca di Vichy – il sindaco di  Cannes pensò bene di intitolare il parco del castello della famiglia Morés all’avventuroso marchese poiché nessuno più di lui meritava la “gratitudine popolare”.