
Lontano
discendente di Spinoza, amico di Mencken e London, di Masters e O’Neill,
collaboratore sia di “Life” sia di riviste anarchiche, oggi dimenticato,
Benjamin De Casseres (1873-1945) fu critico in diversi settori e
poeta con una palese inclinazione all’ironia e al genuino umorismo. Il
testo che segue fu pubblicato su “Life” il 20 luglio del 1916. Di De Casseres
nei libri di fogli di via (De Ferrari Editore) è uscito Della Stupidità
Creativa.
Benjamin De Cassere
Nonsense
Siamo
stati sempre interessati al Nonsense come arte raffinata fin dal giorno, ormai
lontano, in cui leggemmo come Adamo diede un nome agli animali mentre se ne
stava seduto vicino al distributore del paese sulla strada principale,
nell'Eden. Perché il Nonsense è uno specchio in cui la Ragione si fa rovescio
dei suoi stessi compassati schemi. È una sorta di Baghdad fantastica la cui Realtà è soltanto un
miraggio.
Il
Nonsense è un deposito di saggezza. Probabilmente ce n’è più in "Alice nel
paese delle meraviglie" che nelle lamentazioni di Salomone. E l'apoteosi
finale di Nonsense si trova in Don Chisciotte, perché in quell'ampio panorama
del mondo tutto viene messo in ridicolo eccetto lo stesso Spirito dell'Assurdo,
che è la pietra angolare di ogni azione umana e lo scintillio inestinguibile
negli occhi di Cervantes.
Ogni
cosa può passar di moda - matrimonio, lavoro, abiti, dei, pacifisti e Arche
della Pace - ma il Nonsense persisterà fino alla fine. È il solo dio immortale. La serietà è regina
dei terrori, e ammazza più della soldataglia e dell'impreparazione.
Abbiamo
bisogno di più Nonsense nel mondo. Ci serve una migliore comprensione delle
leggi dell'Assurdo. Dovremmo salutare con un Sì più insistente quella tenace
buffoneria e arguzia che pare essere non solo il passatempo degli stessi dei ma
la loro raison d'être.
Non la
verità ma il Nonsense ci renderà liberi.