
Wolf
Bruno
Amis, omino e bicchiere
Kingsley Amis:
L’UOMO VERDE. Neri Pozza, 2026
Con Lucky Jim Kinsley Amis inaugurò nel 1954 la narrativa “arrabbiata” inglese. Giornalisticamente
però tutto cominciò con la commedia di
John Osborne del 1956 Ricorda con rabbia (Look Back in Anger), che suggerì, accorpando
vari scrittori, un inesistente gruppo di “Angry Young Men”. Per la verità
l’espressione è di molto precedente e non aveva niente di quella furia concreta
degli anni Cinquanta, essendo stata coniata per un movimento sì giovanile, ma
educativo e scoutistico.
Ad ogni buon conto anche Lucky
Jim precedette il clamore suscitato a teatro da
Osborne e di ben due anni tanto che nel 1955 aveva già vinto un prestigioso
premio letterario e goduto di un’edizione americana con la copertina di Edward Gorey. All’epoca Amis militava
ancora nel Partito Comunista dal quale si dimise coi fatti di Ungheria del
1956. Quella svolta lo portò ad abbracciare il conservatorismo (e anche un
“lieve”, per sua ammissione, antisemitismo) osteggiando gli aiuti governativi e
condividendo le scelte americane in Vietnam. Fra i suoi amici c’erano Robert
Conquest, lo studioso del terrore staliniano, e Philip Larkin,
grandissimo poeta le cui opinioni politiche, secondo John Banville,
erano “da brivido”. In uno schieramento
o nell’altro Amis non perdette comunque uno spiccato
senso dell’umorismo.
Era appassionato di
fantascienza genere nel quale colse la capacità di raffigurare le New Maps of Hell titolo del libro
che gli dedicò nel 1960 (Nuove mappe per l’Inferno, Bompiani 1962). Si dedicò speculativamente
anche a James Bond e alla morte di Ian Fleming fu il
primo a continuarne la saga. Meno noto è il suo approccio all’horror (pur
sempre condito di umorismo inglese) che ora il lettore italiano, grazie a Neri
Pozza e al traduttore Gianni Pannofino, può conoscere
con L’Uomo Verde, un romanzo che risale a diversi decenni fa, al 1969
per la precisione.
Amis aveva la
fama di alcolista traboccante ma disciplinato (non beveva al mattino che
dedicava alla scrittura) e alcolista è il protagonista del romanzo che prende
il titolo da una locanda di proprietà della famiglia, “The Green Man” (che elenca
fra gli altri quali ospiti illustri Brian W. Aldiss e
Harry Harrison). Si parla delle
apparizioni del fantasma di Thomas Underhill, un
malvagio ricercatore di Cambridge del XVIII secolo dedito all’occultismo. Lo
vede solo il protagonista preso dalla carica etilica e al lettore restano i
dubbi coi quali gioca egregiamente Amis con delizioso
spirito iconoclasta, scomodando convinzioni religiose e filosofiche. È stato
scritto che ”con un miscuglio di satira, sesso e
speculazione esistenziale, Amis crea un racconto da
brividi post-H.P. Lovecraft, pre-Stephen
King a elevato tasso di sofisticazione”. Davvero una storia bizzarra estranea a
quelle gotiche abitualmente intese la quale ciò nondimeno rimane nera malgrado
certi picchi di rosa erotico. Il romanzo ha ottenuto nel 1990 anche un
adattamento per la TV con Albert Finney nella parte
del protagonista.