Omar Wisyam

Ernst Bloch espressionista

L'edizione italiana più recente di "Thomas Müntzer teologo della rivoluzione" di Ernst Bloch risale ai Saggi Rossi dell’Universale Economica Feltrinelli del 2010, erede dell’edizione del 1980 nella Biblioteca di Filosofia della collana I fatti e le idee. La cura del volume è di Stefano Zecchi che condivide la traduzione con Simona Krasnovsky. Originariamente il libro uscì per la prima volta nel 1921. Nella Postilla Bloch lo definisce "un’opera giovanile", concepita come appendice a "Spirito dell'utopia" (Geist der Utopie) di seguito a "Karl Marx, la morte e l'apocalisse" (Karl Marx, der Tod und die Apocalypse). Nell'ultima riga della Postilla accosta il "romantico rivoluzionarismo" del Müntzer all'opera che fornirà la sua misura e determinazione: "Il principio speranza" (Das Prinzip Hoffnung), il cui primo volume fu pubblicato nel 1954.

Ciò che qualifica il testo è il pervasivo tono espressionista che non si spegne esclusivamente quale tonalità lirica. In una intervista del 1970 l'autore ribadiva come non si possa comprendere il Müntzer "senza collocarlo nell'atmosfera culturale espressionista". Come si conviene a un libro di accentuata intensità, esso è preceduto da una noterella Su come va letto: "Noi vogliamo essere sempre soltanto con noi. Così anche qui noi non guardiamo assolutamente indietro. Ma vivi noi stessi ci mescoliamo. Ed anche gli altri si volgono di nuovo trasformati, i morti tornano di nuovo, la loro azione vuole compiersi ancora una volta con noi".

Senza dubbio sono parole impegnative. Ernst Bloch scrive che il predicatore Müntzer "è qui per impegnarci, per entusiasmarci, per sostenere sempre in modo più ampio ciò che è da noi continuamente inteso". Ne consegue che non può trattarsi di una ricerca rigorosa sul piano storico e religioso, ma anche ipotizzando che ciò sia un limite, questa dismisura le è vitale. Le fonti di Bloch sono, in primo luogo, "Die Historie Thomas Müntzers" di Melantone o pseudo-Melantone, oppure Lutero stesso: testo "di parte", "volutamente falso", "quasi del tutto inutilizzabile", sebbene utilizzato da quasi tutti gli storici successivi; poi Kautsky, che, nel secondo volume dei "Precursori del socialismo" del 1920, dedica un capitolo a Müntzer e infine Engels autore della "Guerra dei contadini" (Der Deutsche Bauernkrieg) nel 1850. Ma Kautsky era un "illuminista", tanto "estraneo al problema religioso" da neppure percepire la voce della "mistica apocalittica", ed Engels parlava della rivolta contadina con gli eventi del 1848 ancora negli occhi. E dunque con quali lenti Ernst Bloch guarda Müntzer? Presto detto. Il suo programma è ciò che lo designa come espressionista: "Non è  possibile far emergere la storia solo con il ricordo, se alle categorie di relazione interne alla storia non si associa il vivere-ancora, in ultima analisi il ciò-che-concerne-se-stesso-e-tutto, la più autentica re-impressione, lo schema produttivo del rimemorare: come coscienza essenziale, non ingannevole, per tutto il non-accaduto, per l’eternamente inteso di noi, per il non-esplorato, per ciò che dal punto di vista della filosofia della storia è da esplorare nel già-accaduto, nell'insieme privo di senso e pieno di senso, nella somma confusa di paradossi e di incroci che guidano il nostro destino. I morti si volgono di nuovo, in nuovo modo di agire, in connessioni di senso che mostrano il nuovo, e la storia così concepita, sottoposta a concetti rivoluzionari che continuano ad operare, spinta verso la leggenda e interamente illuminata, diventa la non mai perduta funzione nella sua pienezza di testimonianza della rivoluzione e dell'Apocalisse".

Si coglie lo sforzo di Bloch di mettere in  scena l’inaudito muntzeriano anche forzando la grammatica e calandosi nella mistica tedesca (Eckhart). Dando per scontata la risposta infastidita dei teologi al testo blochiano, si deve segnalare pure l'avversione del Lukacs di "Storia e coscienza di classe" di due anni posteriore. Per costui le sette utopistico-religiose scoprono e aprono uno hiatus, un varco irrazionale e adialettico nella realtà storica che tuttavia, poiché non vi è  una coscienza di classe adeguata, rimane infecondo. Un velleitarismo soggettivistico e un’opposizione astratta, dunque, sarebbero i costituenti della ricostruzione/narrazione espressionista di Bloch, il quale reagisce, semplicemente, ribaltando il punto di vista lukacsiano, chiedendo (e negando): le categorie dialettiche riescono davvero a comprendere la profondità del reale? Il concetto lukacsiano di realtà non è troppo classico e sistemico per afferrare le discontinuità, le forze di attrazione, gli scarti, la densità del reale?

"La trattazione puramente economica non basta a spiegare in maniara esaustiva, nella totalità delle sue cause e delle sue condizioni, anche solo la comparsa di un avvenimento storico del peso della guerra dei contadini, e tanto meno tale analisi è in grado di dissolvere e distruggere i contenuti di quella storia dell'uomo che qui si fa incandescente, e l'immagine del sogno ad occhi aperti del regno finalmente fraterno". Bloch continua, allusivo, scrivendo che "lo stesso Marx ammette l'importanza dell'entusiasmo, almeno all'inizio di ogni grande rivoluzione", perché "entusiasti" erano chiamati gli esponenti religiosi apocalittici.

Il comunismo di Müntzer (omnia sunt communia), teologico ed economico, rispondeva alle richieste di equità e di moralità con l'azione diretta e immediata. Tuttavia al di là dei successi iniziali e parziali l'esito dello scontro con gli armati dei principi di Lutero a Frankenhausen nel 1525 fu disastroso. I contadini non avevano neppure la polvere per caricare i loro pochi cannoni, e lo svizzero che doveva procurarla era fuggito con il denaro. Cercavano di trattare ma furono ingannati dalle promesse ricevute. "Questa singolare battaglia valse ai principi la più singolare delle vittorie: il prezzo del massacro di cinquemila contadini costò loro la perdita di soli due o tre cavalieri". Bloch riporta dei pareri discordanti e deprimenti (l’incerta o falsa abiura, un presunto ritorno al luteranesimo o addirittura al cattolicesimo, la lettera, scritta o dettata, che invitava i rivoltosi assediati di Mühlhausen ad arrendersi) sul comportamento di Müntzer una volta prigioniero, fino al terrore di fronte alla morte per decapitazione. L'ultimo capitolo del libro, Conclusione e la metà del Regno, riprende le aspettative del rivoluzionarismo chiliasta e apocalittico di Bloch. "Il mondo di potenza economico-politica che ci sta intorno, - così perfido ed

estraneo, così a lungo falsamente illuminato dalla civiltà, inconsistente atmosfera di lusso della classe dominante -, è spezzato ed è diventato senza fondamento e senza scopo per tutti coloro che ne facevano parte e che avevano finora ideologizzato l’essente". Secondo l’autore c'è "un segreto, latente nel socialismo, che Marx non vide e doveva non vedere se voleva metter fine alla miseria e al caso, ma che nella Germania di Müntzer ed in Russia possiede immancabilmente il ricordo ereditato del suo rivoluzionarismo religioso". Il segreto non è altro, ovviamente, che l’essenza religiosa del comunismo, che in Russia, coeva del Müntzer, vide la morte di A. Blok, autore nel 1918 del poema oscuro I dodici, incompreso e depresso, in cui di nuovo si univano misticismo e rivoluzione. Bloch scrive all'indomani di un’altra disfatta storica: l’annientamento degli spartachisti; tuttavia è convinto che "il corso degli eventi esterni non potrà più per molto bloccare la virtù".

L'appello di Bloch nasce dalla "storia sotterranea della rivoluzione", disposta la catena degli artefici: "i catari, gli albigesi, i valdesi, l’abate Gioacchino da Fiore, i fratelli del buon volere, della vita comunitaria, dello spirito pieno, del libero spirito, Eckhart, gli hussiti, Müntzer e i battisti, Sebastian Franck, gli illuminati, Rousseau, la mistica umanistica di Kant, Weitling, Baader, Tolstoj". Secondo il Nostro, assieme, "il marxismo e il sogno dell’incondizionato", ovvero "la coscienza di questa immensa tradizione", si slanciano, di nuovo, "contro la paura, lo Stato, la non-credenza ed ogni al-di-sopra".