Charles de Jacques

Chambers, monarca in giallo

(…): ZOTHIQUE n.23. Speciale Robert W. Chambers. Dagon Press, 2026

L. Sprague de Camp nel 1947 scrisse un saggio sui “classici mai scritti” nel quale prendeva in esame quelle opere, spesso impregnate di erudita ironia, del tutto verosimili ma anche del tutto immaginarie per quanto alcune di esse avessero fatto storia, come l’ateistico Trattato dei tre Impostori della fine del XVII secolo (che tuttavia si dice risalente ed alcuni secoli prima, cosa mai dimostrata). Con quell’articolo di un autorevole autore di letteratura fantastica (e studioso della stessa) si inaugurava una precisa classificazione di ripetuti casi riconducibili al genere.

Nasceva il termine Pseudobiblia.

Quando lo si usa è pressoché automatico pensare a Borges o al lovecraftiano Necronomicon e soprattutto quest’ultimo sembra rubare la scena ad ogni possibile altro, soffocato da una affannosa mitologia che con gli anni ha contagiato il soprannaturale nell’orrore “cosmico” di una improbabile ortodossia perfino filosofica, pirronista e nullificatrice. A detta degli autori della letteratura del soprannaturale, Lovecraft compreso, fu Ambrose Bierce, l’autore del Dizionario del Diavolo, misteriosamente scomparso all’inizio del 1914 nel corso della Rivoluzione messicana, che inaugurò col Libro di Hali la tendenza in senso moderno.

Influenzato da Bierce fu un emigrato newyorchese nella Parigi di fine Ottocento e studente alle Beaux-Arts che trascorso il tempo fra la bohème del quartiere latino e il ritorno in patria dove dopo aver sfoggiato la sua abilità artistica di illustratore sulle più prestigiose riviste americane dell’epoca, spostò il suo talento sulla narrativa. Robert W. Chambers (1865-1933) scrisse molto, dai romanzi storici a quelli sentimentali, nei quali se anche si possono scorgere tracce di “fantastico” è con la raccolta Il Re in Giallo (The King in Yellow1895) che entra nella storia della narrativa del soprannaturale. Ed è con quell’unico libro che ancora oggi generalmente lo si ricorda. Non tutti i racconti appartengono a quel genere orrifico, in sostanza solo i primi sei e di questi solo i primi quattro riguardano lo pseudobiblia del titolo, un libro che rende pazzi i suoi lettori.

A Chambers  e al suo libro (che in Italia arrivò solo a metà degli anni Settanta grazie all’editore Fanucci e ai curatori De Turris e Fusco) è dedicato un numero della sempre apprezzabile, nel suo procedere “antiquario”, “Zothique”, rivista di cultura “weird” della Dagon Press la quale, insieme a tre racconti tradotti per la prima volta in italiano, presenta un attento studio di Piero Guarriello su Chambers e la sua narrativa, una più spedita ricognizione di Chambers in Italia e un indispensabile panorama delle fonti (pseudobiblia) del Re in Giallo. Splendida a dir poco è la copertina di Gino Carosini.