Bo Botto

Crema acida

Susannah Cahalan: : THE ACID QUENN. The Psychedelic Life and Counterculture Rebellion of Rosemary Woodruff Leary. Viking, 2025

A 24 anni Susannah Cahalan si svegliò legata a un letto di ospedale senza ricordare come ci fosse arrivata. Dell’autobiografico Brain on Fire: My Month of Madness (Free Press 2012) ciò costituisce la premessa al racconto mozzafiato della discesa nell’incubo quando alla giovane giornalista, presa nelle spire di una misteriosa “influenza”, venne diagnosticata una psicosi dalla quale con coraggio passerà a ricostruire la propria identità. Col successivo The Great Pretender (2019, trad. italiana presso Codice nel 2021) il tema psichiatrico, e la critica del suo impianto, prende le mosse da un esperimento messo in atto da uno piscologo di Stanford, David Rosenhan, insieme ad altri finti bisognosi di ricovero che si erano rivolti sotto falso nome a un certo numero di istituti psichiatrici simulando singolari disturbi per dimostrare l’incapacità degli psichiatri a definire follia e ragione. Sul “New York Times il libro fu paragonato a “una serrata, energica e vera storia gialla” che offre un’ampia visione del sistema americano di assistenza.

Legato ai precedenti è anche The Acid Queen, ma in una maniera meno patita e piuttosto originale, raccontando la vita della quarta moglie di Timothy Leary, Rosemary Woodruff, a lungo vissuta all’ombra del perennemente sorridente professore di Harvard diventato gran sacerdote della psichedelia, imprigionato ed evaso nel 1970 con l’aiuto del gruppo radicale degli Weather Underground, compensato con diverse migliaia di dollari dall’imbacuccata Fratellanza dell'Amore Eterno.

In realtà Rosemary collaborò all’attività del marito fin dentro le opere scritte come una vera psiconauta beatnik in prima linea nella controcultura e non come un bell’accessorio. La Cahalan si è servita di interviste, di diari e di tutte le altre fonti possibili pervenendo a dare un ritratto che “fa luce su una delle storie di vita più incredibili e mai raccontate del ventesimo secolo” del giornalista Robert Kolker, efficace scrittore di non-fiction novel (o romanzi reportage).  E Robert Greenfield, biografo di Leary: "Rosemary Woodruff Leary fu una delle grandi eroine non celebrate degli anni '60. Il brillante racconto di Susannah Cahalan sulla vita incredibilmente coraggiosa di questa donna in tempi difficili non solo riporta Rosemary in vita, ma le concede finalmente il posto che merita nella storia di quell'epoca". Su “Rolling Stones” l’autrice ha presentato un estratto del suo libro rilevando che rispetto al marito Rosemary Woodruff Leary “è una nota a piè di pagina — quasi non riconosciuta e mal menzionata nella storia della controcultura e del rinascimento psichedelico degli anni '60. Il mio obiettivo è rimediare a questo errore”.