
Wolf Bruno
Lovecraft amateur
Pietro
Guarriello (a cura di): STUDI
LOVECRAFTIANI 22. Foschi editore, 2024
Si presenta come
una di quelle austere miscellanee universitarie tante volte sterili ma, in
questo caso, perlomeno appetibile alla vista e intestata non a una solenne
baronia ma alla leggendaria università di Miskatonic.
Ammetto che, pur pervenuta al ventiduesimo volume, ne ignoravo l’esistenza e a quanto pare solo da poco ha cambiato editore. Il
precedente era la Dagon Press (che altro?) con
all’attivo anche una rivista con intitolazione “in stile”, “Zothique”,
che si avvale delle belle copertine di un amico genovese, Andrea Carossini.
Infaticabile
curatore e diffusore attraverso varie iniziative editoriali (Hypnos, Palindromo, Bietti, Dagon
ecc. ecc.) di una recente rinascita gotico-orrifica sotto le insegne del
“Solitario di Providence” è Pietro Guarriello, compilatore delle sezioni
italiane delle bibliografie di Lovecraft e Clark Ashton Smith nei volumi
americani di S.T. Joshi, autorevole successore di
August Derleth nelle documentazioni storico-critiche
sul tema. Il primo dei contributi al volume è un saggio di Nicolò Maggio sulle connessioni e le influenze, nell’epoca dell’”antinatalismo” di Thomas Ligotti, fra tendenze e movimenti
irrazionalistici (ridotti tuttavia a sette teosofiche e romanzi di Van Vogt). Si passa poi a un’indagine (proposta come una
“guida”) sulla “poesia politica” di Lovecraft (Francesco Manetti) alla quale si
aggiunge la riflessione di Adriano Monti Buzzetti Colella circa l’editoriale
sull’arte di scrivere che HP consegnò nel 1920 all’”United
Amateur” e alla sezione delle lettere al direttore di due giornali.
Si arriva poi all’epistolario (genere lovecraftianamente parallelo alla narrativa) coi Leiber (fu la moglie del timido Fritz che prese per prima l’iniziativa del carteggio) a un passaggio sul cinema e a un non meno interessante strascico di varietà.
Alla signora Leiber, Lovecraft scriveva di non credere alla religione né “all’utilizzo di una qualsiasi politica statale che imponga il minimo freno alla libertà intellettuale ed estetica”. Sento doveroso ricordare al lettore interessato che il sopra citato S.T. Joshi pubblicò anni fa, nel 2010, una raccolta degli scritti atei di Lovecraft (Against Religion: The Atheist Writings of H. P. Lovecraft) che godette di una prefazione di Christopher Hitchens e, nell’edizione italiana, della postfazione di Carlo Pagetti (H.P. Lovecraft: Contro la Religione, Nessun Dogma per l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti UAAR 2018).