Il seguente articolo di Bernanos è del 17 aprile 1948 e apparve su “L’Intransigeant”, il quotidiano, nato “comunardo”, vicino al  Comité révolutionnaire central blanquiste, si avvicinò a un certo punto al populismo del generale Boulanger. All’epoca dell’affare Dreyfus si distinse nell’antisemitismo.  Successivamente si confuse con un giornale sportivo per terminare le pubblicazioni alla vigilia della guerra. Riprese brevemente le pubblicazioni ne 1947 per trasformarsi poi, nel 1949, nel popolare settimanale illustrato (un caposaldo del fotogiornalismo) l’attuale “Paris Match” ("Il peso delle parole, lo shock delle foto").

Georges Bernanos

La macchina pensa contro l'uomo

Sono qui per dire la verità. Dire la verità non significa fare l’oracolo, come gli impostori fingono di credere per poter trasformare la cosa in una presa in giro. Un uomo dice la verità quando dice ciò che pensa. Dire ciò che si pensa equivale a dire tutta la verità che si ha, e perfino il buon Dio non chiede di più.

Per dire ciò che pensi, devi prima sapere cosa pensi. Per un uomo d'oggi non c'è niente di più difficile che sapere veramente cosa pensa. Restiamo meravigliati dalle macchine che sostituiscono le mani umane, riuscendo a svolgere con facilità compiti troppo dettagliati e delicati per loro. Ma non ci accorgiamo che la Macchina pensa già per noi, pensa al posto nostro. Ciò che chiamiamo propaganda è propaganda solo di nome. E il nome evoca quelle antiche rivalità di idee o dottrine necessarie alla vita della mente come altre lo sono al movimento della storia. Pensiamo ai giornali d'opinione del secolo scorso, ai pamphlet clandestini, ai libelli, alle canzoni, alla grande voce di Padre Hugo sulla sua isola, che giungeva fino alle profondità delle botteghe del Faubourg Saint-Antoine, con le sue strofe furiose, il sibilo degli spruzzi e l'enorme fragore del mare... Che gli uomini gareggiassero tra loro nell'eloquenza, nella dialettica o anche nell'astuzia e nella menzogna, non c'era niente lì che non fosse molto ordinario e conforme alla natura delle cose. Gli uomini combattevano tra loro. Gli uomini pensavano gli uni contro gli altri. Ora è la Macchina a pensare contro l'uomo.

OH ! So che una formula del genere farà sorridere anche gli sciocchi! La macchina pensa contro l'uomo perché pensa al posto suo, lo priva non solo della sua opinione, ma anche della facoltà di averne una. Non potrà mai dire ciò che pensa, perché non saprà più ciò che pensa. La Macchina lo saprà per lui. Non è lontano, infatti, il giorno in cui tutti i mezzi di diffusione delle idee saranno riuniti in una mostruosa organizzazione, che finirà ben presto per sostituire alle idee, difficili e talvolta pericolose da utilizzare, immagini semplici e violente, paragonabili a quelle utilizzate con sempre maggiore maestria dalla pubblicità americana. No, quel giorno non è lontano! Gli sciocchi possono ancora illudersi, perché la Macchina Pensante ha ancora importanza. Per quanto tempo ancora? Due centrali elettriche colossali, una a New York, l’altra a Mosca, gli slogan sembrano diversi o addirittura contraddittori, ma a chi importa! Lo slogan degli slogan, il super-slogan, resta lo stesso per entrambi. Si tratta sempre di convincere l'umanità, in nome del Progresso fatale e indefinito, a salire sul tavolo operatorio per farsi aprire il ventre dalla Tecnologia, in vista dell'esperienza decisiva, un tempo mancata nel paradiso terrestre, che farà dell'uomo un dio.

Quei lettori che sono tentati di biasimarmi per la durezza del mio linguaggio capiscano che il tempo a nostra disposizione sta per scadere.