
Charles de Jacques
Uno sguardo sul cortile
Lui è uno
scrittore di polizieschi “in costumi ottocenteschi”, lei insegna alla Sorbonne il cinema di Hitchcock, vivono in un elegante palazzo
borghese e hanno un nuovo vicino, attore, che li invita a un nuovo spettacolo
teatrale che riscrive l’Amleto in una
soluzione alternativa, un modernismo che ha ottenuto qualche opportunità anni
addietro ma che oggi scoccia. Il regista e sceneggiatore Rémi
Bezançon pensa invece di far rivivere ai protagonisti
del suo film Le Crime du 3e étage
(2026. Il delitto del 3° piano) l’atmosfera di La Finestra sul Cortile, ma insistendo sui toni di una commedia,
ovviamente sofisticata.
Lei, l’esperta,
ci tiene a rimarcare che il regista inglese avrebbe voluto essere ricordato
come regista della coppia degli innamorati e non come regista di turbamenti
d’altro tipo. Lui, d’altra parte, non
riesce a concepire le sue trame ottocentesche senza inserirvi una figura che
ricorda la moglie. Agatha Christie si era divertita a
creare una coppia di investigatori dilettanti, Tommy e Tuppence,
marito e moglie, in una breve serie di quattro romanzi e un mazzo di racconti
dai quali è stata tratta una serie tv inglese e un paio
di film francesi diretti da Pascal Thomas. Fra i rimandi al cinema classico e
alla letteratura poliziesca che si individuano nel (bel, diciamolo) film di Bezançon ci sono anche loro.
I toni sono
freneticamente gioiosi con ottime prove da parte degli attori con un Guillaume Gallienne della comédie française che sa esprimere con una naturalezza che poco o
niente concede al diabolico tutta l’ambigua gravità dell’assassino. Ritrovare Laetitia Casta, Lei, ormai lontana dalle passerelle e meno
scontata come bellezza è un piacere per gli occhi e una sfida al ragionamento,
dal momento che il vero trascinante perno della detection
e dell’onirico presenti nel film è lei. Lui, Gilles Lellouche,
qui in uno dei suoi ormai numerosi interventi attoriali, è nella vita anche
sceneggiatore e regista, cosa che amplifica tutto il non trascurabile intreccio
di rimandi, citazioni, paranoie, voyeurismo, ossessioni, lucidità, onirismo,
eleganza, misteri ai quali non è estraneo il metodo “MacGuffin”
(ma non fatemi puntualizzare oltre, ricorrete a Wikipedia) così caro proprio ad
Alfred Hirtchcock. Per aggiungere trame alla trama,
per parte mia suggerisco di guardarlo come si guarda un film del Woody Allen
più maturo, ma non resta che di sbizzarrirsi anche lontani dal citazionismo.