Don Piola

Dal simbolismo al Roi Camembert

Raymond Humbert: SIMBOLI E ARTE POPOLARE. Ghibli, 2022

Raymond Humbert (1932-1990) fu un pittore vivamente legato alla calligrafia. Denis, Valloton, Bonnard non più di Utamaro e Hokusai (viaggiò in Giappone) hanno influenzato il suo segno, la sua gestualità e i suoi ”paesaggi”.  Benché presente in musei e collezioni, la sua opera è poco conosciuta nella stessa Francia. Nel 1958, vinto per la seconda volta il Grand Prix de Rome, fu “residente” dell’Académie de France alla Villa Medici quando era diretta da Balthus. Nelle sue composizioni capitava che riutilizzasse vari oggetti popolari in accumuli di carattere espressionista. "Ha messo l'arte popolare sullo stesso piano dell'arte alta", ha scritto Marie-José Drogou, sua collega insegnante a Auxerre. In questo niente di nuovo, viene da dire. Ciò nondimeno, oltre alla sua attività di artista (e di insegnante alle scuole di “belle arti” a Auxerre e Orléans), coadiuvato dalla famiglia, diede vita a Laduz al Museo delle Arti Popolari, cominciato coi materiali che aveva raccolto con la moglie visitando mercatini, vecchie botteghe e rottamatori.  Uomo di cultura e ribelle “aveva riscoperto l'ingenuità e il buon senso dell'uomo semplice” è stato scritto in occasione di una sua mostra.

“Simbolismo”, “arte” e “popolare” sono termini che solitamente non vengono abbinati. Così esordisce Humbert in uno dei suoi volumi dedicati all’arte popolare (quello sul simbolismo, per l'appunto) nel quale cerca di riscoprire valori perduti e significati nascosti in un’arte che attinge tanto alla tradizione orale come a quella manuale. “I rapporti degli uomini tra loro e con la natura un tempo erano diversi. Ne derivavano una filosofia e una religione. In trent’anni abbiamo assistito alla scomparsa di testimonianze tangibili della vita rurale. … di una cultura artistica contadina e artigianale che possedeva un alto grado di sensibilità, di emozione e di poesia. Mia moglie Jacqueline ed io ci siamo chinati per raccoglierne le briciole sparse, per salvarle, per studiarle e per trasmetterle”. Tutte le numerose opere riprodotte nel volume fanno parte delle raccolte del Museo.

Ad ogni modo questo non è l’unico volume consacrato al tema da Humbert, non sono pochi quelli che ha curato e che spaziano dai giocattoli alla marinareria popolare, alle marionette, alle immagini delle confezioni di Camembert. In quest’ultimo libro L’autore non manca di osservare che “La religione, ma soprattutto i segni esteriori della devozione, sono intimamente legati alla vita. È dunque logico che l'odore di santità e quello del formaggio possano incontrarsi. Tanto più che numerosi monaci si sono dedicati alla sua fabbricazione”.