Don Piola

Psicopatie sessuali archiviate

Lorenzo Leporiere: SESSUALITÀ PERVERSA. Breve storia di una rivista scandalosa. Editrice Bibliografica, 2024

Alla fine del XIX secolo, nell’Italia affamata di imprese coloniali ma sconfitta ad Adua dalle truppe di Menelik, usciva il primo periodico (si dice “mondiale”) lanciato ad occuparsi delle devianze sessuali, “Archivio delle psicopatie sessuali”. Artefice ne fu il positivista e darwinista napoletano Pasquale Penta (1859-1904) con esperienze al manicomio di Aversa e prove nello studio del brigante Crocco che un primo esaminatore - il medico astigiano Salvatore Ottolenghi, assistente di Lombroso – ebbe a definire “il Napoleone dei briganti”. Le perversioni sessuali erano state d’altra parte l’oggetto della sua tesi di laurea all’Università di Napoli dove in seguito fu titolare della cattedra di Antropologia criminale.

La rivista non durò a lungo per quanto non le fosse venuto a mancare un certo successo commerciale, del resto nell’Italietta perbenista di allora un argomento stuzzicante come quello proposto non poteva che tormentare i digiuni.

La ricostruzione che ne fa Lorenzo Leporiere, storico della scienza e della psichiatria, prende le mosse da un caso rimasto celeberrimo fino ai nostri giorni (se ne occupò anche Leonardo Sciascia), quello dello strangolatore e “vampiro” della bergamasca Vincenzo Verzeni, necrofilo, onanista accanito e sadico che Lombroso definì “vampiro, divoratore di carne umana". Nel riportare questo caso studiato e riportato dal Penta sulla sua rivista, Lepore effettua varie divagazioni, a cominciare proprio dal ruolo di Lombroso nel processo per concludere con una efficace descrizione dell’ergastolo di Santo Stefano dove come Luigi Settembrini, Carmine Crocco, il bandito Musolino, Gaetano Bresci, Sandro Pertini scontarono tutta o parte della pena, come Vincenzo Verzeni.

La rivista di Penta si addentra nella classificazione e nella nominazione delle perversioni. Pdr il “masochismo” parte con Jean-Jacques Rousseau e del piacere che provò anora bambino, come raccontato nelle Confessioni, nell’esser sculacciato dalla signorina Lambercier, figlia del pastore al quale era stato affidato dallo zio. Da questo ““gusto bizzarro, sempre persistente e portato fino alla depravazione, fino alla follia” come definito dallo stesso filosofo ginevrino, avrebbe annotato Pasquale Penta sarebbero derivate le rappresentazioni del “masochismo”, come Krafft-Ebing – pare su suggerimento di un paziente – chiamò la sottomissione (e non necessariamente il dolore) a donne algide e crudeli (a Kraft-Ebing, scrisse Gilles Deleuze, “il merito di aver rinnovato una entità clinica, definendola, più che con il legame dolore-piacere sessuale, con comportamenti più profondi di schiavitù e umiliazione”).

Certe fotografie della chiacchierata Contessa di Castiglione (Virginia Oldoini) nelle quali è ritratta con le sottovesti  alzate, senza scarpe né calze e a piedi nudi (col viso tenuto fuori dall’inquadratura) fanno riflettere Penta sul feticismo che proprio in quegli anni, nella Francia dove la Contessa viveva, prendeva forma nella sua moderna visione. Informato sulle contemporanee ricerche tedesche (fece anche pionieristiche incursioni nell’ancora immaturo freudismo) Penta non manca di affrontare pederastia, omosessualità e “uranismo”. Il giurista Karl Heinrich Ulrichs, prendendo spunto da certa letteratura settecentesca, ipotizzò l’esistenza di un “terzo sesso”.  Nella maggior parte dei casi, sosteneva, il sesso mentale si allinea con il sesso fisico, ma non sempre, per quanto rare possano risultare le eccezioni, le cose vanno in questo modo.

Le storie “oscene” e disturbanti riportate nella sua rivista dal Penta, e la loro analisi, sono da ascrivere alla nascente sessuologia ma vanno anche osservate come una corrente della pubblica opinione e della fabbrica delle passioni che Thomas Laqueur raggruppa in un genere letterario che definisce “pornografia medica” (Sesso solitario, il Saggiatore 2024). Ad ogni modo, nell’Ottocento, a chi lo accusava di immoralità, di offendere il pudore e simili, il nostro “senatore erotico” Paolo Mantegazza rispondeva: “Credete voi che vi possa essere un pudore anche per la scienza? A questa credenza io rispondo con un no reciso e franco”. Nel suo classico Fisiologia dell’Amore aveva scritto:  “Nell’arte il bello, nella scienza il vero” Per la scienza l’osceno non aveva domicilio, vi appartengono tuttavia “il bello e il brutto; l’alto e il basso; il volgare e il sublime. Tutto ciò che è umano”.

L’“Archivio delle psicopatie sessuali”, si è detto, nacque e dopo solo pochi mesi interruppe inaspettatamente le pubblicazioni. Gli editori, i fratelli Capaccini, erano ben disposti e aperti alla novità costituita dalla rivista tanto che dopo la chiusura ne ripubblicarono vari contributi insieme a nuovi studi nella collana denominata “Biblioteca dei pervertimenti sessuali”. Ci fu, va detto, una repentina diminuzione delle inserzioni pubblicitarie e ciò dovette avere sicuramente un peso nella decisione di chiudere l’esperienza. Alcune energie i Capaccini le trasferirono sulla nuova iniziativa della “Rivista quindicinale di psicologia, psichiatria, neuropatologia” diretta da Sciamanna e Sergi (quest’ultimo sostenitore dell’eugenetica in Italia). Negli anni successivi le arti e principalmente il cinema illustrarono al vasto pubblico ciò da cui solo pochi anni prima le autorità e le leghe contro la pornografia intendevano proteggerlo. Il mondo degli intellettuali, come quelli che si raccoglievano attorno alla Prezzoliniana “Voce”, era ben lontano dal deplorare la pornografia  e proprio “La Voce” organizzò a Firenze un convegno per discutere liberamente della “questione sessuale”. Poco dopo la Grande Guerra in Italia non ci si dimenticò dell’”Archivio delle psicopatie sessuali” e fu creata la “Società italiana per lo studio delle questioni sessuali” (fondata da Aldo Mieli nel 1921) mentre in Germania era attivo da tempo – fondamentale per tutto il seguito della storia - lo “Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen” di Magnus Hirschfeld al quale prima di morire Pasquale Penta inviò i suoi auguri.