DON PIOLA

La dottrina del risveglio

Susan Neiman: LA SINISTRA NON E’ WOKE. UTET 2025

“Provocatorio e acuto” lo ha definito Joyce Carol Oates, altri hanno parlato di un libro “feroce e godibile”, Susan Neiman sa che sull’argomento che esamina sono stati scritti molti volumi e sa anche che nessuna delle sue analisi risulterà esauriente. “Woke” insieme a “radical chic” e “cancel culture” è diventato un insulto rivolto a chi si impegna in cause che possono essere anche sacrosante ma che sono abbracciate con ipocrita sicumera, puritanesimo sociale e linguistico, ottusità, giustizialismo, attivismo sessuale moraleggiante, e il termine è ormai proprizio per ogni confronto che veda spavaldi conservatori esibirsi contro i loro balbettanti avversari come per far dimenticare quanto perbenismo, ipocrisia, conformismo, atteggiamenti convenzionali, arcigni e scostanti siano da sempre la loro condotta esistenziale. “Woke” e “wokeness”, nel senso di risveglio, cominciarono ad essere usati nel secolo scorso nientemeno che da Marcus Garvey, legandosi quindi ai movimenti degli afro-americani. Leadbelly in "Scottsboro Boys", il brano che raccontava la storia dei ragazzi neri accusati di aver violentato due prostitute bianche, suggeriva che contro l’ingiustizia si dovessero tenere gli occhi aperti per rimanere svegli (stay woke). Lo utilizzarono anche i “beatnik” nel loro slang.

Susan Neiman, scolara di John Rawls e Stanley Cavell, sostiene che l’atteggiamento “woke” nella stigmatizzante accezione attuale, sia il contrario di ciò che quella indicata come “sinistra” ha sempre difeso e corrisponda piuttosto al mondo morale, in qualunque modo dissimulato, di chi scaglia la parola per mortificare l’avversario. Come possa esser nata questa confusione a partire dalla corruzione dell’universalismo – con l’accoglimento delle banalità speculative di Carl Schmitt da parte di pensatori già marxisti - e dalla sempre meno avvertibile solidarietà internazionale degli oppressi – per cui nell’esigere da popoli e paesi di far chiarezza sul loro passato criminale si finisce col concludere che tutta la storia è criminale - implica per la filosofa ragionare su Foucault con la sua versione del potere  e il suo disinteresse “per una cosa così banale come il buonsenso”. Ciò che Susan Neiman difende è una chiarezza concettuale che la lessicografia contemporanea ha perso insieme al dubbio dopo i Lumi, quando un Lessing poteva affermare di preferire la ricerca della verità alla verità stessa. Lo stesso Kant, il più intricato fra gli illuministi, “scrisse quindici saggi comprensibili per un pubblico generico”.  Chi oggi propende per le cattive maniere è la stessa persona che esalta le nazionali virtù contadine senza che, abitando la teconologia, abbia mai capito veramente come si adopera un cacciavite.