Da Les Villes tentaculaires (1895) précédées des Campagnes hallucinées (1893) di Émile Verhaeren (1855-1916) si evince il peculiare simbolismo del
poeta fiammingo di espressione francese che col versolibero
e un forte spirito sociale cattura lo spirito delle città e, all’opposto,
quello delle campagne. Fu uno dei sostenitori della pittura di James Ensor e i suoi articoli non meno delle poesie furono ammirati
da numerosi artisti e letterati (Seurat, Rodin, Degas, van de Velde, Maeterlinck, Mallarmé, Gide, Rilke,
Zweig). La sua prima raccolta di poesie fu osteggiata
dai genitori che con l’aiuto del prete del villaggio cercarono di distruggerne l’intera
tiratura. Più tardi questo figlio degenere, socialista e pacifista, avrebbe
frequentato regolarmente le residenze della famiglia reale belga.
Emile Adolphe
Gustave Verhaeren
La Morte
Con i suoi grandi carri funebri
ornati di piume capitali,
al mattino e nelle nebbie,
la Morte circola.
Adorna, nera e opulenta,
tamburi velati, musica lenta,
con i suoi grandi carri funebri,
ornati di pallidi lampioni,
la Morte si diffonde ed esagera.
Sotto i portici illuminati,
Come tesori notturni,
le grandi bare degli stemmi
- Lacrime d'argento e stemmi d'oro -
Ascolta l'ora luminosa delle campane
che le campane scoppiano laggiù;
L'ora che cade, con salti
e singhiozzi, sulle case,
l'ora che muore sulle dimore,
con salti e singhiozzi di piombo.
Adorna, nera e opulenta,
al grido degli organi
violenti che la celebrano,
la morte tutta nelle tenebre
regna, come un idolo seduto,
sotto la cupola delle chiese.
I fuochi si contorcono come idre,
i cespugli limpidi, intorno all'immenso catafalco,
dove gli angeli, che reggono la falce e la clessidra,
alzano la loro veemenza,
le trombe guizzano, verso il nulla.
Il vuoto è ingrandito sotto il transetto
sbadigliante;
Pallide
voci di bambini gridano in agonia all'infinito,
attraverso queste ironie.
Mentre le alte mura
si ergono, come sudari bianchi,
intorno al formidabile e traballante
blocco di questi funerali colpevoli.
Drappeggiata di nero e familiare,
la Morte percorre le strade
Lunghe e Lineari.
Drappeggiata di nero, come la sera, la vecchia Morte, aggressiva e burbera
,attraversa i
quartieri delle botteghe e dei mestieri,
in una carrozza che è impreziosita
da grandi pannelli esorbitanti,
il colore dell'usura e dei vecchi tempi.
Drappeggiato in nero, Morte
Spezzando, nelle sue mani, il destino
di persone meticolose e riflessive
che si esauriscono, nelle loro case,
invano, per fare fortuna;
La
morte improvvisa e importuna li mette in ordine nelle loro birre
come normali ripieni.
E le campane suonano dolorosamente
una sfortunata sepoltura,
sul defunto, che viene trascinato,
attraverso le colossali chiese,
in un angolo d'ombra, dove alcune candele,
povere fiamme, bruciano, davanti alla Vergine.
Vestita di nero e laboriosa,
la morte raggiunge i sobborghi,
in un carro traballante e pesante,
con vecchie haridelles
che frusta
ogni mattina, verso quali destini?
Vestita di nero,
la Morte si mette a cavallo del selciato
e della pallida fogna, dove sono incastonate le pietre miliari,
una ad una, che vanno laggiù, verso i campi desolati;
E leggera, eretta e sdegnosa
, guadagna le scale e si ferma sui pianerottoli
dove si sentono piangere e singhiozzare,
dietro la porta socchiusa,
gente che lascia cadere la speranza, inerte.
E sotto la pioggia indefinita,
una chiesetta di periferia,
molto miseramente, suona un addio,
sulla birra bianca
di abete che si avvicina, con gente in lutto,
per le strade, silenziosamente.
Come la Morte quotidiana e logica
che compie il suo lavoro e il segno delle croci
e gli addii cupi e le voci
che gridano all'ignoto le loro speranze liturgiche.
Ma altre volte, è la Morte grande e la
sua leggenda,
con la sua ala in lontananza che striscia,
verso le città del terrore.
Un cielo fuso appesantisce la terra umida;
Torri nere si estendono diritte
come braccia, nel terrore del crepuscolo;
Le notti scendono come infitte,
le notti pesanti, le notti ammuffite,
dove, nell'aria grassa e nel caldo rancido,
i carri pieni, la morte circola,
ampia e gigantesca come l'ombra,
dall'alto verso il basso delle case buie,
la ascoltiamo scivolare muta e ansimante.
La paura del giorno che viene, la paura di ogni aspettativa,
la paura di ogni momento che
si scatena perseguita i cuori, dappertutto,
e solleva all'improvviso, nel sudore, in piedi,
coloro che, verso mezzanotte, pensano al mattino che si avvicina.
Ospedali gonfi di malattie,
Con gli occhi febbrili delle loro
finestre rosse,
fissano il cielo notturno, dove nulla si muove
né risponde all'angoscia brandita.
Le fogne arrotolano il veleno
e gli acidi e i cloro,
il colore della madreperla e del fosforo,
invano uccidono la sua fioritura.
Grandi droni risuonano
Per tutti, per nessuno;
Le chiese si barricarono le soglie,
davanti alla massa delle bare.
Come barche nere che il porto respinge,
marcisce, è, laggiù,
numerato a mucchi;
E anche la preghiera ha paura di questi cadaveri.
E si sente, al galoppo frenetico,
la Morte che passa e le birre che vengono portate
alle necropoli, le cui porte,
Né la notte né il giorno chiudono più.
Tragica, nera e leggendaria,
i piedi appiccicosi, i gesti folli,
la morte travolge l'intera città nel cimitero in un grande buco