Wolf Bruno

Parola di gesuiti

Slavoj Zizek: ATEISMO CRISTIANO. Come diventare veri materialisti. Ponte alle Grazie, 2025 | Luigi Maria Epicoco: MICHEL DE CERTAU. Feltrinelli, 2025

Nel 1968 usciva in Germania per i tipi di Suhrkamp, editore dei suoi libri principali, Atheismus im Christentum di Ernst Bloch (tradotto nel 1971 presso Feltrinelli, Ateismo nel Cristianesimo) dove col suo stile elevato e, manco a dirlo, profetico – caricato dei temi tipici: eresia, apocalissi, misticismo - il filosofo della “patria dell’identità” e del “principio speranza” faceva sua l’argomentazione che vuole l’ateo come il migliore fra i cristiani dal momento che il miscredente socialismo sarebbe la tanto ottimisticamente attesa “buona novella”.

Erano anni nei quali sacerdoti, pastori, teologi (Ivan Ilich, Alan Watts, l’esempio ancora fresco di un Paul Tillich) per non dire di una massa di fedeli, si immergeva nei bollori dell’epoca. In quello stesso 1968 un gesuita che aveva preso i voti una dozzina d’anni prima, Michel de Certau, sentenziò che nel memorabile maggio francese di quell’anno si era “presa la parola come nel 1879 si era presa la Bastiglia”.  L’anno precedente, d’altra parte, un teologo (e molto altro) di orientamento evangelico-protestante (Chiesa riformata di Francia) già vicino al “personalismo” di Mounier, Jacques Ellul, aveva pubblicato Autopsie de la révolution (tradotto nelle cattoliche edizioni della SEI nel 1974) dove palesava la sua attrazione verso il gruppo neo-marxista dell’Internazionale Situazionista. In seguito azzardò perfino l’ipotesi di una collaborazione col leader Guy Debord il quale rifiutò adducendo che Ellul rimaneva comunque un cristiano (considerava per altro la Bibbia un testo libertario).

De Certau, per tornare a lui, riteneva proprio maestro l’altro gesuita Henri de Lubac, importante teologo e smisurato studioso che si occupò con decisione, fra l’altro, di Proudhon in rapporto al cristianesimo, di umanesimo ateo, di buddismo e, al suo esordio, degli aspetti sociali del dogma. Diverse tematiche affrontate da de Certau si sovrappongono a quelle dei situazionisti e della Teoria Critica francofortese. Ne L'Invention du quotidien (Union générale d'éditions,1980, e Edizioni Lavoro, 2001) dichiara: “bisogna volgere lo sguardo verso la proliferazione disseminata di attività creative anonime e periture che aiutano a vivere e non si capitalizzano”. Luigi Maria Epicoco, sacerdote e filosofo in carica presso la Pontificia Università Lateranense,  nella sua monografia sul gesuita lascia che “la presa della parola” percorra le varie riflessioni,  a maggior ragione quando, vicino alla psicanalisi, de Certau farà parte del gruppo di coloro che con Jacques Lacan daranno vita all’École Freudienne.

Slavoj Zizek, che di Lacan ha fatto uno dei suoi punti di riferimento imprescindibili e lo fa veleggiare insieme a Cristo e a Marx (“né Cristo né Marx” pronosticava invece J.F. Revel nel ’70) verso l’approdo della politica radicale col necessario contributo del soffio teologico del sacro e dell’osceno equivalente al corso di studi per diventare “veri materialisti”. Non mi pare si possa dire che tale assunto nelle circa 400 pagine col minimo corpo dei caratteri sia spiegato a dovere. Zizek come scrittore è a tratti divertente quanto può essere in altri farraginoso. L’effetto “pop” che è dato dal disorientamento originato dalla commistione dello zen di Suzuki, dal ritratto di Signora di James, dal “tocco” di Lubitch, dagli incesti stalino-trotzchisti, da Himmler, da Trujillo, Napoleone, Dalai Lama, Qubt, Jameson, Hegel e l’Assoluto non chiarisce granché, sebbene sia uno dei motivi che cingono il filosofo in solenni celebrazioni giornalistiche.

“Erano all’inferno, senza nessun dio a proteggerli, e Cristo era lì con loro”.

WOLF BRUNO